Barolo

Quando si parla di vini italiani non si può fare a meno di parlare del Barolo.

Prodotto dal vitigno Nebbiolo, il Barolo è il re dei vini piemontesi.

L’ articolo 3 della Disciplinare di produzione del Barolo DOCG, approvata nel 1980, recita:

“La zona di origine delle uve atte a produrre il Barolo , comprendente i territori già  delimitati con D.M. 31 agosto 1933, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre 1933, n. 238, nonchè quelli per i quali ricorrono le condizioni di cui al 2 comma dell’art. 1 del D.P.R. 12 luglio 1963, n. 930, include l’intero territorio dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba ed in parte il territorio dei comuni di Monforte d’Alba, Novello, La Morra , Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi ricadenti nella provincia di Cuneo.”

L’ articolo 8 della disciplinare definisce, in materia di colore, sapore, gradazione alcolica e qualità  olfattive, le caratteristiche necessarie per la denominazione DOCG del Barolo:

“Il Barolo , all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore : rosso granato con riflessi arancione;
odore : profumo caratteristico, etereo, gradevole, intenso;
sapore : asciutto, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico;
gradazione alcolica minima complessiva : gradi 13.”

Prima di ricevere la denominazione, tuttavia, il Barolo deve essere sottoposto ad un periodo minimo di maturazione della durata di tre anni. I primi due anni di questo processo necessario di affinamento, prevedono l’ uso di botti di rovere.

In fase di degustazione, è utile ricordare che il Barolo deve essere ossigenato all’ interno di appositi decanter solo quando si tratta di vino maturo, invecchiato. Il Barolo giovane non richiede scaraffatura. Al contrario, l’ operazione rischierebbe di inficiare le qualità  del vino stesso.

Il re dei vini italiani esige di essere degustato all’ interno di appositi calici da degustazione. Il calice Barolo, noto anche come “calice Piemonte” è una via di mezzo tra il tulipano e il ballon grande: del ballon presenta la classica forma panciuta e ampia; del tulipano, il restringimento armonioso dei bordi. Lo stelo è lungo e sottile. La forma complessiva ricorda quella del fiore che sboccia, liberando tutto il suo profumo e regalando intense sfumature di colore.

Tra gli abbinamenti enogastronomici consigliati, hanno un posto di rilievo quelli che affiancano il Barolo alle carni rosse, alla selvaggina, a piatti piemontesi come il brasato, ai formaggi forti e stagionati.

Tra gli abbinamenti più rinomati, irrinunciabile è certamente quello che affianca il Barolo al pregiato tartufo bianco delle Langhe piemontesi, che si raccoglie solo nei mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre, durante battute notturne che prevedono l’ ausilio di cani appositamente addestrati.

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